La moda dei cappelli

Copri capi
Pagliette. Piazza San Ferdinando oggi piazza Trieste e Trento – Napoli

È l’aprile del 1907 si vara la corazzata Roma ed in quell’occasione fanno mostra di sé i cappelli estivi. La paglietta è una gloria italiana visto che l’industria della paglia è attiva in Toscana fin dal Settecento.
Si chiamava anche magiostrina perché s’indossava dal mese di maggio ed era dismessa tassativamente al tempo della vendemmia ancorché il clima fosse mite.

È un copricapo principalmente maschile, che annovera fra i suoi “indossatori” più celebri Maurice Chevalier, Odoardo Spadaro, Nino Taranto e Gabriele D’Annunzio. Dagli anni venti entrò a far parte della moda femminile.
Il suo utilizzo era spesso associato allo sport del canottaggio, come parte della divisa, al punto che spesso era chiamato anche cappello alla canottiera fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

Il Campo di Marte – Napoli
Scappellata con il cilindro

I primi cilindri si fabbricavano impiegando il feltro, specialmente con quello ricavato dalla pelliccia di castoro. In seguito, è stata largamente utilizzata la seta. Una versione molto popolare del cilindro, specialmente negli Stati Uniti nel XIX secolo, è lo stovepipe hat, una variante più rialzata resa popolare da Abraham Lincoln durante la sua presidenza. Questo tipo di cilindro è completamente dritto, in altre parole non c’è differenza nella circonferenza tra la parte centrale e le estremità.
Nella seconda metà del XIX secolo, il cilindro divenne gradualmente fuori moda, con il ceto medio che iniziò ad adottare le bombette e i cappelli di feltro morbido, come il modello fedora, più pratici per la vita cittadina e più semplici da produrre in massa. Un cilindro doveva invece essere fatto a mano da un cappellaio esperto, in un periodo in cui i lavori artigianali erano in declino. Il cilindro cominciò quindi a essere associato al ceto alto e al dandysmo, diventando bersaglio di satira e critiche sociali. Con la fine della Prima guerra mondiale divenne una rarità nell’abbigliamento quotidiano. Il cilindro ha persistito per molti anni in alcune aree, come in politica e nella diplomazia internazionale; all’epoca della neo-nata Unione Sovietica ci fu un dibattito riguardo all’abbigliamento che avrebbero dovuto adottare i diplomatici, in altre parole se utilizzare o no il cilindro. Seguendo le convenzioni internazionali, fu deciso che l’avrebbero dovuto indossare. Alla fine della Seconda guerra mondiale anche i rappresentanti dell’Impero del Giappone alla cerimonia di resa ufficiale dell’impero indossarono dei cilindri alla maniera occidentale.

Via Toledo – Napoli

Bombetta
Nata nel 1860 a Southwark (Londra) dalle mani di Thomas William Bowler (da cui il nome bowler con cui è nota nel mondo anglosassone), la bombetta divenne in breve tempo il cappello formale maschile per eccellenza nella moda occidentale, raggiungendo la massima popolarità tra il 1890 e il 1920. Tuttavia, nello stesso periodo il copricapo più elegante rimase il cilindro.
Negli Usa si chiama cappello derby, nome derivante dal conte Edward George Derby che lo indossava.

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Una risposta a La moda dei cappelli

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