Aprile 1912: “Nulla fu come prima”

“Uno dei mali della nostra epoca consiste nel fatto che l’evoluzione del pensiero non riesce a stare al passo con la tecnica, con la conseguenza che le capacità aumentano, ma la saggezza svanisce.”
Bertrand Russell

 

 

 

Il 14 aprile affonda il transatlantico ritenuto inaffondabile

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 durante il suo viaggio inaugurale affondava il Titanic. Oltre 1500 uomini e donne perirono nella tragedia. Nel gelido mare del Nord, al largo delle coste britanniche, una collisione con un iceberg, faceva colare a picco il transatlantico, che rappresentava il trionfo della tecnologia e con essa le speranze e i sogni di un intero secolo. Il Titanic era stato progettato non solo per essere la più lussuosa, ma anche la più veloce e imponente nave passeggeri impegnata nelle rotte transatlantiche, costruita con centinaia di migliaia di tonnellate di acciaio e predisposta di saloni e cabine arredate con lo sfarzo e lo stile che caratterizzavano le corti ed i teatri di tutto il Vecchio Continente. Come l’Oriente Express, il Titanic simboleggiava il predominio incontrastato del metodo scientifico e della tecnologia. Incarnava, così, il simbolo del pensiero positivista ottocentesco inteso come incondizionata fede di una crescita costante e illimitata del sapere, progresso che avrebbe infine liberato l’uomo da ogni forma di limite e assoggettamento . Bastarono pochi metri cubi di ghiaccio per porre fine a tutto ciò. Il trauma provocato nelle coscienze europee da quella che era la più grande sciagura nella storia della navigazione marittima fu enorme. Ciò che rappresentava tutti i valori in cui si era fino a quel momento creduto senza dubbi o remore naufragava in balia delle forze della natura portandosi dietro le vite di centinaia di uomini. Quanto dietro l’incontrastata immagine dell’avanzare senza sosta, si celassero ciniche contraddizioni rivela già da sola l’insufficienza delle scialuppe di salvataggio, che se da un lato era frutto di un atteggiamento utilitarista tipico del pensiero positivista, dall’altro era riconducibile all’euforia e onnipotenza del momento, che riteneva la nave semplicemente inaffondabile. Carlisle, il progettista che disegnò il Titanic, disse: “A meno che il Board of Trade e i governi non costringano a installare un numero sufficiente di scialuppe, nessun costruttore può permettersi tanto peso inutile”. Il senatore William Alden Smith, prosecutor nell’inchiesta del 1912 scrisse: « Le scialuppe del Titanic erano solo parzialmente riempite; tutte erano prive di bussole; solamente tre dotate di lampade. L’equipaggio era talmente inetto che, in assenza di un pronto recupero, le avrebbe distrutte contro i frammenti di ghiaccio. Le scialuppe furono riempite con tanta indifferenza, e abbassate con tanta velocità, da sacrificare inutilmente 500 persone in nome della ordinata disciplina del caricamento, secondo ogni prova non contraddittoria. 1324 persone rimasero a bordo. C’erano 1176 posti disponibili nelle scialuppe, ma esse contenevano solo 704 persone. Eppure qualche bel soggetto ancora afferma che prevalse la migliore disciplina. Se questa è la disciplina, cosa sarebbe stato il disordine?” Il Titanic anticipò solo di un paio di anni quella prima tragica frattura che nella primavera del 1914 avrebbe definitivamente spazzato via l’ottimismo dell’Ottocento nelle trincee scavate tra i campi minati e i fili spinati della Grande Guerra. Infatti, a soli 24 mesi dal naufragio del transatlantico ritenuto inaffondabile, termina l’era d’oro di una percezione indiscriminatamente idilliaca e euforica del progresso tecnologico.

Porto di Napoli - Umberto I

Partenza del Tebe 12.07.1904.Passeggeri

Partenza del Tebe 12.07.1904. Riservato alla I.a classe

Porto di Napoli

 

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